06.05.2026 20:24
50 ANNI TERREMOTO. CR A GEMONA: MATTARELLA E MELONI, FRIULI MODELLO
(ACON) Gemona (Ud), 6 mag - Ricordo, dolore e orgoglio. Sono
questi i sentimenti della seduta straordinaria del Consiglio
regionale ospitata al cinema teatro sociale di Gemona del Friuli,
luogo simbolo di memoria e identità, alla presenza di autorità
civili, militari e religiose. In platea, tra i quasi 400
presenti, anche una folta rappresentanza di sindaci con la fascia
tricolore.
È qui, nel cuore di una delle comunità più colpite dal sisma del
1976, che si è celebrato l'apice istituzionale del cinquantesimo
anniversario: un pomeriggio denso, solenne, attraversato da
immagini, silenzi e parole capaci di tenere insieme passato e
futuro.
Fuori dal teatro, sotto una pioggia insistente, centinaia di
friulani hanno atteso il passaggio del presidente della
Repubblica, Sergio Mattarella, e della premier Giorgia Meloni.
Un'attesa composta, tenace, quasi a voler ribadire ancora una
volta quel legame profondo tra questa terra e lo Stato,
rappreentato anche dai ministri Luca Ciriani e Giancarlo
Giorgetti.
Ad accogliere le autorità, mentre la sala gremita attendeva
l'arrivo di Mattarella, le immagini della deposizione della
corona d'alloro al cimitero di Gemona, portata a spalla dai
corazzieri. Poi il silenzio, rotto solo dalle note della tromba
della Brigata Julia: un momento sospeso, quasi sacro, in cui il
dolore si è fatto memoria condivisa.
Quando fa ingresso Mattarella la sala si alza sulle note
dell'Inno di Mameli. Tutti intonano Fratelli d'Italia, è un canto
partecipato, emozionato, che restituisce l'orgoglio di una
comunità che non ha dimenticato. Sul palco i gonfaloni della
Regione e del Comune, il tricolore, la bandiera europea e il
vessillo del Quirinale. Il video dedicato al 6 maggio 1976
riporta tutti a quella notte. "Il Friuli ringrazia e non
dimentica": la frase, proiettata, strappa un lungo applauso.
Ad aprire ufficialmente la seduta è il presidente del Consiglio
regionale, Mauro Bordin. Le sue parole tengono insieme la ferita
e la rinascita: il terremoto come spartiacque non solo
cronologico, ma morale e civile. Il ricordo delle vittime si
unisce alla consapevolezza di una forza collettiva capace di
trasformare la tragedia in esempio. E nel passaggio sulla
Protezione civile, nata anche da quell'esperienza, arriva un
applauso convinto quando Bordin richiama "la necessità di
tutelare chi, come sindaci e volontari, è in prima linea nelle
emergenze".
Il sindaco di Gemona, Roberto Revelant, parla a nome di un
territorio ferito ma anche orgoglioso. Ringrazia, ricorda, e
rilancia: "dalla ricostruzione materiale a quella sociale e
culturale, fino all'eredità lasciata alle nuove generazioni, che
oggi vivono in una terra rinata anche grazie a scelte
lungimiranti come la nascita dell'Università di Udine".
Nel suo intervento, il governatore Massimiliano Fedriga insiste
su un punto preciso. "Il terremoto non può diventare solo un
fatto storico. È stata sofferenza reale, ma anche una
straordinaria capacità di reagire. Il modello Friuli, nato da
quella stagione, non è solo un riferimento per le emergenze, ma
un esempio di autonomia e coesione istituzionale ancora attuale.
Una ricostruzione - osserva Fedriga - che non è stata solo di
case e fabbriche, ma anche interiore, alimentata da una speranza
che non si è mai spenta".
Giorgia Meloni riporta l'attenzione su quei 59 secondi che
cambiarono tutto, "un rombo d'inferno che distrusse vite e paesi.
Ma subito dopo - sottolinea - emerse un altro sentimento:
l'orgoglio. La capacità dei friulani di non arrendersi, di
rimboccarsi le maniche e ricostruire, dando vita a quello che
ancora oggi è considerato il miglior modello di ricostruzione
post-sismica in Italia. Un modello fondato su intuizioni semplici
e visionarie, come il ruolo centrale dei sindaci e il
coordinamento tra istituzioni, che ha posto le basi della
Protezione civile moderna".
A chiudere gli interventi è il presidente della Repubblica.
Mattarella ripercorre con sobrietà e profondità il dramma di
cinquant'anni fa: "quasi mille vittime, centomila sfollati, un
territorio devastato". Ma soprattutto richiama "la reazione di un
popolo che, di fronte alla desolazione, seppe opporre
determinazione, energia e volontà di vita. Una resilienza -
osserva - che sembra trovare proprio qui le sue radici". Il Capo
dello Stato ricorda la solidarietà dell'Italia intera e rende
omaggio a figure chiave come Giuseppe Zamberletti, Antonio
Comelli e Adriano Biasutti, protagonisti della ricostruzione. E
sottolinea come, nonostante la devastazione, l'identità friulana
non sia mai stata scalfita".
Alla fine del suo intervento, il teatro si alza in piedi. È una
standing ovation lunga, sentita, che chiude un pomeriggio in cui
il ricordo non è stato solo commemorazione, ma impegno.
Perché a Gemona, cinquant'anni dopo, il terremoto non è soltanto
memoria: è una lezione ancora viva, fatta di solidarietà,
coesione e capacità di rialzarsi. Una lezione che continua a
parlare al presente e, soprattutto, al futuro.
ACON/RM-fc