29.03.2025 12:22
CONVEGNO PROVINCE. BORDIN A CERVIGNANO: SERVE ENTE COMPLETO

(ACON) Trieste, 29 mar - La Bassa orientale continua ad animarsi di dibattiti e approfondimenti sul tema della ricostituzione delle province, nell'ambito dell'iter attualmente in corso a Roma. A tenere viva la discussione sono realtà associative come Cervignano Nostra e Gorizia 3.0, che ieri sera hanno promosso un partecipato incontro presso la Casa della musica di Cervignano. Diverse le posizioni espresse, ma comune la convinzione che, se animate dal buongoverno, le province possano rappresentare uno strumento utile e positivo per il territorio.

Tra i relatori anche il presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Mauro Bordin, che ha ricordato i passaggi dell'iter in corso a livello nazionale: "Entro l'anno potrebbe concludersi il percorso di ricostituzione delle province. Ma credo sia necessario muoversi con prudenza. Difficile pensare a un'apertura già nel 2026: sono fautore del 2027, sia per motivi organizzativi che per accoppiarle alla possibile scadenza delle elezioni politiche".

Uno dei temi centrali del dibattito è stato quello della definizione dei confini. Le posizioni sono risultate diverse, secondo il massimo esponente dell'Assemblea legislativa la linea più praticabile sembra essere quella della continuità, "modificare i confini provinciali significherebbe affrontare un percorso ad ostacoli. La soluzione più semplice sarebbe riproporre le province così com'erano. Ma il dibattito è aperto".

Non dello stesso avviso il sindaco di Aquileia, Emanuele Zorino, da tempo sostenitore di un ritorno alla provincia di Gorizia, più che a quella di Udine, per ragioni storiche, legate alla Contea, ma anche attuali, come le scelte scolastiche e lavorative che coinvolgono quella zona.

Sui confini è intervenuto anche lo storico Stefano Perini, la cui riflessione è stata particolarmente apprezzata: "I confini furono cambiati d'imperio ormai cent'anni fa, mentre i cambiamenti democratici richiedono tempi molto più lunghi".

Per il presidente di Cervignano Nostra, Michele Tomaselli: "Le affinità quindi che potrebbero giustificare una discussione in Regione sul futuro dell'ex mandamento di Cervignano sono di carattere territoriale oltre che storico. Sia l'isontino che il cervignanese dopo anni verosimilmente di stagnazione e spopolamento potrebbero integrare strategie e bisogni condivisi perché l'humus su cui ripartire sono i territori di una stessa matrice comune".

Molto stimolante l'intervento di Patrizia Artico, assessore di Gorizia, che ha portato una prospettiva allargata, maturata grazie all'esperienza di Go!2025, estendendo la riflessione anche al tema turistico e al ruolo delle province nel futuro del territorio. Artico ha richiamato due definizioni legate a Go!2025 ovvero "l'utopia possibile, intesa come impegno a costruire un futuro migliore per figli e nipoti, dove il dialogo prevalga sulle armi, e 'l'altro futuro', un'alternativa concreta a ciò che accade oggi in Europa, un orizzonte di speranza per le nuove generazioni. Dobbiamo comprendere che ogni progetto deve avere una finalità chiara e condivisa. C'è anche un aspetto economico importante: due città come Gorizia e Nova Gorica stanno unendo le forze per crescere insieme. Lo stesso spirito - ha sottolineato Artico - dovrebbe guidare il dibattito sulla riforma delle province: dobbiamo chiederci con chiarezza dove vogliamo andare".

Altro nodo cruciale è stato quello della rappresentanza democratica. Secondo il presidente del Consiglio regionale, Bordin, "serve un ente completo, a 360 gradi. Avere un organo elettivo significa affidare il governo delle province a persone che si impegnano e dedicano il proprio tempo a quella carica. Resta aperto il tema di come e quanti debbano essere gli eletti: con collegi? Con liste? Servirà un dibattito per capire quale sia il miglior modo di garantire rappresentatività al territorio".

È intervenuto anche il sindaco di Cervignano, Andrea Balducci, con una riflessione concreta ricordando che "come amministratore locale, trovo poco appassionante il dibattito sulle trasformazioni istituzionali, nella quotidianità ciò che conta sono i problemi reali: abitazioni, lavoro, bisogni assistenziali. Va bene il confronto, ma da sindaci siamo chiamati ad affrontare sfide molto più immediate".

Il punto ritenuto di maggior rilevanza dai presenti è stato quello delle competenze da attribuire alle nuove province. Per il presidente del Cr "questo è il vero cuore della riforma. Le province non possono limitarsi a viabilità ed edilizia scolastica. Serve un passaggio più ampio di competenze, ma anche un supporto concreto ai Comuni, oggi in sofferenza, anche per la carenza di personale. Le nuove province dovranno farsi carico di professionalità e capacità operative".

"La sfida, dunque, è ambiziosa e richiede un coinvolgimento corale", è stata la conclusione di Bordin. "La Regione deve passare competenze e risorse, e concentrarsi su programmazione e pianificazione. Alcune funzioni possono essere gestite meglio dalle province. È un percorso complesso, che chiede il contributo di tutti: amministratori, mondo economico, cittadini. La politica è confronto e dialogo: solo così possono nascere idee nuove e valutazioni diverse. Auspico che questa fase di analisi si estenda a tutto il Friuli Venezia Giulia, e non solo alla Bassa friulana".

Tra gli altri intervenuti anche il prof. Sandro Fabbro e il giornalista Antonio Devetag. ACON/AD-mv



  • La Casa della musica di Cervignano durante il convegno sulle Province
  • Il presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Mauro Bordin