09.08.2026 14:28
MARCINELLE. BORDIN A POVOLETTO: ONORE SACRIFICIO DI CHI C'HA PRECEDUTI

(ACON) Povoletto, 8 ago - La sicurezza sul lavoro è stata il tema centrale delle celebrazioni organizzate a Povoletto in occasione del settantesimo anniversario della tragedia di Marcinelle, avvenuta l'8 agosto 1956 nella miniera di carbone del Bois du Cazier, in Belgio. Una data che dal 2001 coincide con la Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo.

A richiamare il valore attuale della commemorazione è stato il presidente del Consiglio regionale, Mauro Bordin: "L'elevata qualità della vita di cui godiamo oggi, dalle abitazioni dignitose all'istruzione e all'assistenza sanitaria, fino alla possibilità di contare su un reddito e di muoverci liberamente, non è scontata. È il risultato dei sacrifici compiuti dalle generazioni che ci hanno preceduto, da uomini e donne che hanno affrontato guerre, povertà ed emigrazione per costruire un futuro migliore per i propri figli. È anche per questo che dobbiamo essere orgogliosi dell'Italia, della sua storia, della sua cultura e del cammino compiuto dal nostro Paese".

Bordin ha quindi ricordato le difficoltà affrontate a livello nazionale e dal Friuli Venezia Giulia nel corso del Novecento: "Le due guerre mondiali portarono morte e devastazione e misero in ginocchio lo Stivale intero, non esclusa la nostra regione. Da quella situazione nacquero la necessità e la volontà di emigrare. I nostri connazionali e corregionali partirono portando con sé i valori delle proprie comunità e seppero farsi apprezzare all'estero, ma molto spesso furono costretti a vivere e lavorare in condizioni durissime e inaccettabili. Tragedie come quelle di Marcinelle e di Arsia segnarono il destino di intere generazione, che affrontarono enormi sacrifici per assicurare ai propri figli prospettive di vita migliori".

Il presidente del Consiglio regionale ha poi richiamato la capacità di riscatto dimostrata dal popolo friulano anche dopo il terremoto del 1976: "Il Friuli seppe rialzarsi dando vita a quello che ancora oggi è considerato uno dei migliori modelli di ricostruzione realizzati in Italia. Ricevemmo l'aiuto di tanti, ma quella fiducia venne meritata attraverso il lavoro, la serietà e il senso di responsabilità della nostra gente. Da quell'esperienza si è rafforzato uno spirito di solidarietà che ritroviamo ancora oggi nel volontariato e nella disponibilità a tendere la mano a chi si trova in difficoltà".

"Cerimonie come questa - ha concluso Bordin - sono fondamentali per onorare le vittime e trasmetterne la memoria alle nuove generazioni. Abbiamo la fortuna di vivere in un Paese fondato sulla pace, sulla democrazia e sulla libertà. Molti passi avanti sono stati compiuti nella tutela dei lavoratori, ma ancora oggi troppe persone perdono la vita mentre svolgono la propria attività. Istituzioni, imprese e parti sociali devono operare in piena sinergia per diffondere ulteriormente la cultura della prevenzione e rendere la sicurezza una priorità concreta".

La commemorazione si è aperta con la messa in suffragio delle vittime, celebrata nella chiesa di Povoletto da don Luigi Gloazzo, a cui è seguito il deposito di una corona d'alloro al monumento ai Caduti, mentre la cerimonia civile, con gli interventi delle autorità, si è tenuta nella sede municipale.

Nel disastro persero la vita 262 lavoratori di dodici nazionalità. Gli italiani furono 136, tra i quali sette friulani: Pietro Basso di Bannia di Fiume Veneto, Mario Buiatti di Udine, Ruggero Castellani di Ronchis, Lorenzo De Santis di Flaibano, Ferruccio Pegorer di Azzano Decimo, Ciro Natale Piccolo di Povoletto e Armando Zanelli di San Giorgio di Nogaro.

A portare il saluto dell'amministrazione comunale è stato il sindaco di Povoletto, Giuliano Castenetto, che ha ricostruito il contesto storico dell'Italia del dopoguerra, quando il carbone era indispensabile per sostenere la ripresa economica e lo sviluppo produttivo: "Marcinelle resta l'emblema di ciò che accade quando il profitto prevale sulla vita umana. Il suo insegnamento è ancora attuale: l'uomo e la persona devono essere sempre posti al centro".

Il console regionale dei Maestri del lavoro, Roberto Gerin, ha ripercorso le diverse fasi della tragedia, dallo scoppio dell'incendio alle operazioni per il recupero delle salme. Ha inoltre ricordato il conferimento, nel 2001, della Stella al merito del lavoro alla memoria dei caduti di Marcinelle e l'analogo riconoscimento attribuito nel dicembre scorso ai minatori morti ad Arsia nel 1940: "Da Arsia a Marcinelle, il nostro impegno è custodire la memoria, rendendo omaggio al sacrificio degli italiani nel mondo e a tutti coloro che ancora oggi muoiono sul lavoro".

Particolarmente intensa è stata la testimonianza di Oriano Dal Molin, figlio di un minatore e cresciuto nell'area mineraria della Vallonia. Dal Molin ha raccontato i sacrifici, le fatiche e le difficili condizioni di vita delle famiglie, ma anche il loro percorso di riscatto sociale e umano.

A coordinare la cerimonia è stato il console provinciale dei Maestri del lavoro di Udine, Roberto Kodermatz. Tra i presenti anche il presidente dell'Ente Friuli nel Mondo, Franco Iacop, la consigliera regionale Manuela Celotti, numerosi sindaci e amministratori del Friuli Venezia Giulia. Il testimone della commemorazione per la tragedia di Marcinelle passerà, il prossimo anno, a Bannia di Fiume Veneto. ACON/AD-rcm



  • Il presidente del Cr Fvg, Mauro Bordin, con i sindaci dei territori direttamente coinvolti nella strage di Marcinelle
  • Onore ai Caduti, a Povoletto
  • Il discorso del presidente Bordin nella sede municipale di Povoletto
  • Foto di gruppo con, al centro, il presidente del Cr Fvg, Mauro Bordin